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La mia storia

sono vincenzo di marco,

ho 53 anni e sono amministratore di un’impresa sociale del terzo settore, oltre che responsabile organizzativo di azienda. Opero da sempre nella creazione e sviluppo di progetti per le comunità locali, favorendo la realizzazione di interventi a favore delle nuove generazioni, del sociale e dei servizi degli enti locali. Iniziative promosse in collaborazione con le imprese del settore della cooperazione per l’attuazione di interventi volti all’occupazione con priorità ai soggetti deboli e svantaggiati.

Sono stato sindaco del Comune di Castellalto dal 2011 al 2021, consigliere della Provincia di Teramo dal 2014 al 2021 e presidente dell’Unione dei Comuni delle Colline del Medio Vomano dal 2014 al 2016.

Mi candido come consigliere regionale per le prossime elezioni del 10 marzo 2024 nella mia regione: l’ABRUZZO.

Lo faccio con una lista civica di amministratori locali di centro sinistra che conoscono perfettamente la macchina amministrativa degli enti locali e la vivono tutti i giorni. Sosteniamo il nostro candidato presidente, LUCIANO D’AMICO, abruzzese per origine e scelta, con l’impegno di riportare l’Abruzzo tra le prime cinque regioni d’Italia.

Voglio mettere a disposizione la mia esperienza di amministratore pubblico, perché credo che in politica la cosa più bella che può accadere, è quella di essere eletto sindaco della propria comunità. Essere stato il primo cittadino del mio comune mi ha fatto capire che cosa significa essere anche l’ultimo e, chi mi conosce sa che quella fascia tricolore, indossata con onore, l’ho portata recandomi in tutte le case, dando sempre priorità a quelle dove abitavano o avevano dimora gli ultimi miei concittadini, parteggiando per loro e dando sempre sostegno e aiuto possibile. Insieme ai miei consiglieri ho cercato, senza risparmiare la fatica e l’impegno, di realizzare quanto avevamo concordato con il patto elettorale. Molte cose le abbiamo fatte e tante le abbiamo migliorate. Sono soddisfatto della costruzione e riqualificazione di molte scuole, adeguate sismicamente affinché le nuove generazioni possano studiare e formarsi alla vita in luoghi sicuri e spazi in linea con i tempi attuali. Abbiamo messo in sicurezza il territorio, ridisegnato l’assetto urbano, sostenuto la socialità diffusa, le associazioni e la cultura, riqualificato impianti sportivi e aree di aggregazione. 

Le cose che nessuno cancellerà dalla mia mente, come ricordi belli e indelebili, sono quelle legate all’essere presente nei momenti del bisogno delle persone, stando in mezzo al fango e alla neve, tra le case rese inagibili dal terremoto od ovunque potessi percepire pericolo per i singoli e la collettività, provando a dare, a chi si è trovato in condizioni di precarietà, tutto quello di cui disponevo e anche oltre. 

Il Covid, l’esperienza più dura, quella dove ti accorgi cosa significa essere davvero un riferimento della  tua comunità e della tua gente, dove senza strumenti e risorse, metti te stesso in prima linea, con un mix di cuore e cervello, e organizzi la macchina della solidarietà e della salute. Non ho dormito, ho studiato durante le notti quando dovevo cercare le soluzioni per dare risposte concrete in breve tempo. Ho riacceso i lampioni a tutte le ore notturne e chiuso fontanelle lasciate aperte. Ho lavorato in provincia alla programmazione e realizzazione di molte opere pubbliche e infrastrutture come ponti, strade e scuole.

Ho collaborato con le istituzioni sovracomunali, regionali e nazionali per marcare in positivo tutte le iniziative e opportunità che si sono presentate o che abbiamo cercato per la comunità.

Avrei voluto fare di più? Sì, certo. Ho fatto qualche errore? Sì, ne ho fatti alcuni e ho chiesto scusa. Ma è vero anche che il rischio del difetto viene corso da chi fa qualcosa e mette le dita nell’ingranaggio quando si incaglia, facendolo ripartire. Ho sempre pensato che una comunità per chiamarsi tale deve essere a misura di tutti e tutti se ne devono sentire parte, e che è dovere di chi amministra lavorare per far sentire le persone ascoltate e considerate.

Questo è il mio modo di operare, che, oggi con i segni delle battaglie condotte e la maggior parte vinte sul campo, voglio mettere a disposizione della comunità teramana e abruzzese, se sarò eletto al consiglio regionale. Per far questo ho e abbiamo bisogno di tanti cittadini che come noi non si arrendono allo stato di cose attuali e pensano che si può fare meglio e di più. Il mio e nostro progetto civico vuole cancellare l’idea della rassegnazione e della pigrizia della politica, dimostrando che ci sono persone con esperienza che non dedicheranno un minuto del loro tempo alle beghe e tornaconti politici personali, ma che avranno a cuore lo sviluppo e la crescita della nostra regione. 

Una comunità quella abruzzese che nel corso di questi anni è rimasta indietro rispetto alle altre su sanità, trasporti pubblici, vie di collegamento stradali, autostradali e ferroviarie, sullo sviluppo delle aree industriali, sul turismo, sull’agricoltura e allevamento, sul commercio, su lavoro e formazione,  sulla scuola, sulle politiche dei servizi sociali. Una compagine quella che ci ha governato per cinque anni che, con il capo chino, ha accettato il taglio dei fondi europei del PNRR imposto dall’attuale governo nazionale, dimostrando poca autonomia e forte sudditanza e dipendenza dal potere nazionale. Insomma si sono dimenticati delle persone pensando alle poltrone, al contrario dell’eredità lasciata da Benedetto Croce, Ignazio Silone e Federico Caffè interpreti autentici del miglior intelletto e orgoglio abruzzese.  

L’obiettivo del cambiamento possibile dovrà avere a riferimento principalmente le nuove generazioni. I nostri giovani abruzzesi non dovranno essere costretti a lasciare la nostra terra per formarsi, studiare e lavorare. Occorrerà mettere più risorse nelle borse di studio universitarie, più soldi alla ricerca dando ancora più vigore ai nostri centri di eccellenza che operano nella nostra regione. Bisogna essere regione che attrae e non che manda via i nostri ragazzi, fermando quell’emorragia che ha visto in vent’anni fuggire dall’Abruzzo circa 140.000 giovani. 

Il mio slogan recita cosi “Un Sindaco in Regione per cambiare le cose”, operando a contatto diretto con le persone. Voglio meritare il consenso che chiedo ai cittadini e sono pronto a onorarlo e a ripagarlo nei prossimi cinque anni, 60 mesi e 1800 giorni, garantendo presenza continua sul territorio, ascolto attivo, lavoro fatto con passione e impegno per la nostra bella regione Abruzzo, per la provincia di Teramo e per tutti gli abruzzesi che meritano molto di più. 

“un sindaco in regione per cambiare le cose”

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